RATATOUILLE Numero 70 - Ognissanti è bello a mamma soja. 01 novembre 2020 #donazioni

Ognissanti è bello a mamma soja.

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Storia di Jack O’Lantern in sintesi estrema: Jack è un furbo ubriacone che incontra il Diavolo. Con un trucco impedisce al demonio di prendere la sua anima per 10 anni. Dopo 10 anni, con un altro trucco, ottiene da Satana la promessa di rinunciare per sempre alla su anima. Dopo un po’ Jack muore e in paradiso non lo vogliono, il Diavolo non lo accetta all’inferno e lo condanna ad una eternità di solitudine errabonda. Gli regala però un tizzone ardente eterno dell’Inferno che Jack inserisce in una rapa svuotata ad arte per farne una lanterna. Da allora le persone intagliano le rape (e poi le zucche) per tenere lontano dalla loro casa Jack O’Lantern.

Dolcetto o scherzetto?

Scheletri streghe e vampiri girano per i negozi della via centrale del paese, ben organizzati da agguerrite mamme che si immolano alla causa del doposcuola di Halloween. Dal mio punto di vista delle sante, quelle mamme.

È il 31 ottobre, vigilia della Solennità di tutti i Santi per il calendario liturgico Cattolico, e, immemori della tradizione religiosa che racconta una viglia di raccoglimento digiuno e preghiera, condividiamo tanti allegri festeggiamenti che, a torto, pensiamo provengano dall’America.

Le radici di questa festa sono in realtà da ricercarsi nella tradizione europea, a partire dal nome: Halloween è contrazione dell’irlandese “All Hallows’ Eve” cioè, letteralmente, “Vigilia di Tutti i Santi” proprio ad indicare il giorno che precede la solenne festività cattolica.

La zucca intagliata, simbolo universale di questo giorno, dai più benevoli considerato una semplice trovata commerciale, trae invece origine dall’usanza di intagliare lanterne da grandi rape per illuminare i riti propiziatori per il capodanno celtico che segnava la fine della stagione dei raccolti. Diffuso sia in Irlanda che in Germania, era un momento magico durante il quale si credeva che il velo che divide la terra dei vivi con quella dei morti si assottigliasse e i due regni potessero comunicare.

In tutte le culture, fin dalle più antiche, si ritrova una festività ricorrente per celebrare il rapporto fra vivi e defunti. Santi, martiri o semplici peccatori che siano.
Con essa si vivifica anche un concetto di immensa importanza: quello del dono fra vivi e morti, il dono fra generazioni che, come le stagioni, si succedono nel tempo.

Riassumendo e semplificando possiamo dire che con un paio di abili mosse fatte in sequenza da due Papi Gregorio (III e V), la Chiesa Cattolica, spostò al primo novembre la commemorazione dei “santi apostoli e di tutti i santi, martiri e confessori, e di tutti i giusti resi perfetti che riposano in pace in tutto il mondo” per sovrapporla al capodanno celtico, inglobarlo ed unire definitivamente questa ricorrenza alla Commemorazione dei Defunti del 2 Novembre.

Forse per questo è sentimento diffuso che Vigilia, Ognissanti e Giorno dei Morti siano ricompresi in un’unica festa. In tutte le regioni italiane si ritrovano tradizioni e usanze secolari per le quali si lasciano tavole imbandite a disposizione dei cari defunti e candele accese in zucche e altri ortaggi intagliati come antiche lanterne per guidarne il cammino verso quelle che furono le loro dimore.

E poi si preparano dolci da offrire ai morti, ma sopratutto ai vivi.

Anche dolcetto o scherzetto ha infatti origine nostrana: nel tardo medioevo la notte del 1 novembre i poveri, travestiti in lugubre maniera, giravano per le case chiedendo elemosina in cambio di preghiere da recitare per i defunti del donatore.

Questa abitudine è poi stata affidata da tempi immemori ai bambini che, bussando alle porte, rappresentano le anime dei morti a cui fare doni.


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Jack Skeleton, Re delle zucche, attraversa una crisi di identità degna di un umanissimo quarantenne e decide di sostituirsi a Babbo Natale nella preparazione del Natale. Inutile dire che i doni saranno mostruosi. The Nightmare Before Christmas è il capolavoro di Tim Burton, realizzato in stop-motion, nel 1993, a cui un immenso Renato Zero ha prestato voce e canto. Se non lo avete visto e non rimediate al più presto meritate di errare per l’eternità con una zucca ad illuminare i vostri solitari passi.


Il dono è quindi votato sia a placare gli umori delle anime immortali sia a testimoniare un felice scambio fra vivi e cari estinti. Così in Messico, con il coloratissimo El Dìa de Los Mortos, tanto quanto in Sicilia, con la Festa dei Morti, durante la quale i cari defunti nascondono in giro per la casa doni e regali così che i bimbi possano divertirsi a cercarli. Ogni regione ha la sua tradizione, tutte incentrate sullo scambio di doni fra morti e vivi.

Il tema del dono è centrale in questi giorni di festa tanto quanto nella pianificazione patrimoniale: anche in questo ambito il tema è quello di un passaggio felice fra diverse generazioni che porti benessere ai vivi e pace, anticipata come una caparra confirmatoria, ai (non ancora) morti.

Giuridicamente ognuno di noi può dare forma a questo dono in due forme: con la donazione durante la vita e/o con la successione per testamento al momento della scomparsa. Ho trattato il tema già in Ratatouille n.15 dal titolo “Comunque vada, sarà una successione” e, in questa nuova lettera, vorrei sottolineare alcuni aspetti che potrebbero trasformare il dono in un incubo, uno scherzetto senza dolcetto che aggiunge al dolore della scomparsa di un famigliare (noi) altre ingiuste sofferenze, litigi e cause legali.

La donazione è un contratto fra vivi con il quale un soggetto arricchisce liberamente un altro, disponendo in suo favore un diritto o assumendo verso lo stesso una obbligazione. È un gesto bellissimo che, pena la nullità, deve realizzarsi in forma diretta per atto pubblico. È possibile fare una donazione anche in forma indiretta, senza atto notarile, come assunzione di un obbligo del donato da parte del donante, ad esempio quando un genitore paga l’acquisto di una casa al figlio, oppure in caso di remissione di un debito.

È considerata dalla legge come un anticipo sulla successione perciò deve sempre rispettare quei diritti riservati agli eredi così detti necessari, i legittimari, ai quali devono essere garantite quote percentuali di patrimonio ereditario anche con la possibile richiesta di annullamento delle donazioni fatte in vita e di azione di revoca sulle disposizioni testamentarie che dovessero ledere la loro quota legittima.

Il diritto dei legittimari infatti non può essere pregiudicato dalla volontà del testatore nemmeno durante la vita: coniugi e parenti in linea retta non possono essere diseredati per testamento né, tantomeno, privati della quota a loro riservata da azioni giuridiche precedenti fra le quali rientrano le donazioni, qualsiasi trasferimento di ricchezza fra due soggetti che non sia giustificato da contratto di compravendita, fornitura o lavoro.


“Il regalo più grande che puoi fare a un altro non è condividere le tue ricchezze, ma fargli scoprire le sue.”
- Benjamin Disraeli

Ogni volta che regaliamo cose o denaro compiamo una donazione, quindi dovrebbe essere registrato in atto pubblico. Si escludono le donazioni di modico valore ma anche quelle cospicue se, in presenza di coerente capacità patrimoniale, sono motivate da usi e costumi diffusi. Ad esempio l’anello con diamante che regalerete a vostra moglie per San Valentino non rientra nelle donazioni e non rischia l’annullamento.

Per evitare la nullità della donazione, ma anche la lesione della legittima è necessario molta attenzione: prendiamo ad esempio due fratelli, Maria e Michele. In un clima di serenità ed affetto Maria, ritenuta più bisognosa e meritevole dal padre, è stata aiutata ad acquistare la casa a lei intestata con un importo di 100.000€. Alla scomparsa del padre il patrimonio a lui ancora intestato risulta di ulteriori 80.000€.

Si aprono due possibilità:
- il padre è intervenuto durante il rogito come terzo pagatore (donazione indiretta) o ha fatto donazione diretta con esclusione di collazione. Ha in questo modo esercitato il suo diritto di utilizzo della quota disponibile di 1/3 del patrimonio ereditario pari a 60.000€. L’attivo ereditario in successione sarà limitato perciò a 120.000€ da dividere in parti uguali fra i figli: Maria avrà diritto a ricevere ancora 20.000€ avendo già goduto di 40.000€ come anticipo di quota legittima a cui si aggiungono i 60.000€ di quota disponibile. Michele riceverà interamente i 60.000€ di eredità, come pianificato da loro padre.
- il padre, non consapevole, ha solo eseguito un bonifico di 100.000€ sul conto dei Maria disponendo, di fatto, una donazione nulla. Maria dovrà restituire all’attivo ereditario l’intera somma e ogni figlio avrà quindi diritto a 90.000€ in eredità. Maria dovrà perciò restituire a Michele 10.000€ avendo goduto di un anticipo di 100.000€ lesivo della quota legittima del fratello. Michele passerebbe da +60.000€ a +90.000€.

Potemmo anche pensare che Maria e Michele, in nome dell’amore fraterno, trovino un equilibrio differente da quello disposto per legge. Potremmo, si… La statistica dei tribunali ci dice però che difficilmente sarà cosi e ben poco potrà fare lo spirito paterno per ricomporre dal regno dei morti i frantumi sparsi.

Se non presentarsi ad Halloween alla porta dei figli con una soluzione spaventosamente tardiva.

Alla settimana prossima, Nicola


INFORMAZIONI IMPORTANTI In caso voleste diffondere Ratatouille integralmente avete la mia benedizione, magari ditemelo.